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Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/10761/1208

Issue Date: 17-Apr-2012
Authors: Di Giovanni, Antonino Maria Marco
Title: Gaetano Salvemini storico e politico. La riflessione sulla storia e la prassi politica
Abstract: Un lavoro su Gaetano Salvemini deve necessariamente fare i conti, oltre che con la statura del personaggio e la vastità dell opera, anche con la rilevante letteratura che la sua figura ha saputo stimolare. I testi di Salvemini hanno sempre sollevato intensi dibattiti, indicando uno stile di pensiero, un metodo, e creando soprattutto un seguito e un influenza ancora oggi non sufficientemente riconosciuta in tutta la sua portata. È noto che dei suoi molti allievi alcuni raggiunsero una tal fama da oscurare nel tempo pure quella del maestro, fra gli altri Federico Chabod, Carlo Rosselli, Ernesto Rossi. La sua partecipazione attiva, come pubblicista e come deputato, alle turbolente vicende dell agone politico italiano della prima metà del Novecento, fu contrassegnata da una personale indipendenza che connotò, del resto, anche la sua vita intellettuale e accademica. Bersaglio di furiosi attacchi fascisti, bilanciati dall ammirazione dei colleghi, degli amici e degli studenti, non si piegò mai ad alcuna forma di compromesso, né in Italia, durante gli anni della militanza da pubblicista e da politico, né all estero, dove per circa un quarto di secolo gli furono offerti tra il 1925 e il 1933 asili di ripiego e precariato accademico a Parigi, a Londra e negli Stati Uniti, dove infine accettò la cattedra «Lauro De Bosis» in Storia della Civiltà italiana ad Harvard, e qui rimase dal 33 fino al rientro in Italia nel 1949. Di una così vasta trama di opere e di azioni ci sembrava necessario cogliere soprattutto quei momenti, snodi biografici e di pensiero, che segnano in Salvemini le più significative evoluzioni e mutamenti di prospettiva: pur all interno di una sostanziale continuità tra la storia e la politica la cui indagine merita una sistemazione organica non dettata da schemi antagonistici, che privilegiano ora l uno ora l altro periodo della sua vita, ora questa ora quella particolare opera. Parte non secondaria di questo tentativo di sistemazione organica ci è parsa la necessità di restituire Salvemini al panorama filosofico italiano: una restituzione che meno si nutre di un dialogo rimasto nel complesso scarno e diffidente, quanto di idee e riflessioni che dall'opera sorgono e all'opera ritornano in forma sia di scelte metodologiche che di selettività tematica, definendo il profilo di un positivista epistemologicamente aggiornato. In tale contesto, assecondando peraltro un ordine cronologico di esposizione cui in certo modo ci obbligava la centralità del nesso fra storia e politica, risultava ineludibile una analisi delle idee salveminiane sul metodo storico e il loro confronto con quelle dell'autorevolissimo amico, poi sempre più distante per ragioni ideologiche e impostazioni scientifiche, Benedetto Croce; tanto più quelle due visioni del sapere storico avrebbero informato l'attività di ricerca di molti delle migliori menti del firmamento intellettuale italiano nei decenni successivi. Ma il tempo delle riflessioni salveminiane sul mestiere dello storico diventa presto il tempo delle prime, robuste prove del pubblicista e del politico: nella vicenda della guerra italo-turca Salvemini, nei panni del giornalista e direttore de «L'Unità», denuncia le mistificazioni tripoline, stimola il dibattito tra le posizioni divergenti e conduce una campagna anticolonialista contro le prime forze italiane con intenti imperialistici; nell'importantissimo snodo elettorale del 1919, ispiratore e organizzatore del movimento di Rinnovamento ed eletto deputato, si trovò davanti agli interrogativi posti durante la Conferenza di pace di Parigi e alle questioni per lo più lasciate irrisolte dai tavoli delle trattative; mentre, quasi in parallelo Salvemini si occupa sia da storico che da politico della questione adriatica, offrendo un contributo che ancora appare esemplare per contenuti e metodo. Nell'intrecciarsi di storia e politica andava prendendo forma lo storico del presente, giunto a piena maturità nel Salvemini antifascista.
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