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Issue Date: 17-Mar-2014
Authors: Campisi, Corrado Michele Maria
Title: Il Chilotorace:epidemiologia,quadri clinici e strateg.diagnostiche e terapeutiche.
Abstract: Il trattamento del chilotorace è standardizzato solo in parte e dipende, per i casi più ribelli, dalle cause che alterano il normale deflusso del chilo nel dotto toracico. Il chilotorace indica infatti una perdita di chilo in cavità pleurica a partire dal dotto toracico, da uno dei suoi rami collaterali, o dai vasi linfatici di supplenza vicarianti il drenaggio del chilo, a seguito anche di un trauma. Il chilotorace è di facile diagnosi: basta una semplice toracentesi, ma il suo meccanismo e soprattutto l'integrità del dotto toracico o la sua lesione, i suoi dotti collaterali incontinenti e le vie di supplenza che drenano il chilo (e quindi la sua anatomia patologica) non possono essere evidenziate che con la linfografia. Il trattamento è prima di tutto di tipo medico: drenaggio della pleura, eliminazione dei grassi alimentari, nutrizione corretta, trattamento di un'eventuale causa medica, impiego di farmaci che riducono la produzione di chilo. In caso di insuccesso, o di recidiva abbondante, si impone il trattamento chirurgico. Questo, coadiuvato al meglio da una linfografia, può essere indirizzato sulla perdita stessa: legatura (o embolizzazione) del dotto toracico, sutura delle perdite a livello delle collaterali o loro incollaggio ed altre manovre diverse, con approccio toracotomico o toracoscopio. I casi di Chilotorace traumatico, necessitano di un approccio chirurgico quando il trattamento conservativo, protratto per almeno quindici giorni, non è risolutivo ed inoltre, per lo stesso, appare più consigliabile l approccio chirurgico toracotomico . Inoltre, per quanto attiene la possibilità della conservazione artificiale dei vasi linfatici e venosi per usi in microchirurgia linfatica (prime applicazioni sperimentali), potrebbe essere estesa agli allotrapianti, ma siamo ancora in attesa della conferma che proverrà dai risultati delle ricerche attualmente in corso nei nostri laboratori di sperimentazione. Naturalmente, al fine di utilizzare gli innesti microvascolari negli allotrapianti, sarà necessario innanzitutto dimostrare la scomparsa delle proprietà antigeniche degli innesti conservati tramite questo tipo di conservazione artificiale. Questi interessanti studi potrebbero preludere quindi, a un possibile uso su vasta scala degli innesti autogeni linfatici e microvenosi nelle applicazioni cliniche microchirurgiche, con la possibilità di creare banche per la conservazione artificiale dei vasi linfatici e venosi da trapiantare in base alla richiesta che emerge nell ambito della microchirurgia vascolare e ricostruttiva e in particolare della microchirurgia linfatica.
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