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Issue Date: 3-May-2011
Authors: Salvo, Giovanni Carlo
Title: Le fratture della parete e della colonna posteriore dell'acetabolo
Abstract: Le fratture della parete e della colonna posteriore rappresentano all'incirca il 25 % delle fratture acetabolari1. Il meccanismo traumatico e' rappresentato da traumi ad alta energia trasmessi alla pelvi per via femorale (trauma indiretto), o da trauma diretto contro la pelvi. La classificazione cui si fa riferimento e' quella proposta da Letournel e Judet, successivamente modificata dall'AO.2-3 La diagnosi di queste lesioni e' complessa, in quanto presuppone una conoscenza della anatomia tridimensionale dell'anello pelvico. Uno studio radiologico basato sulla proiezione anteroposteriore standard del bacino consente gia' di individuare le strutture fondamentali grazie al riconoscimento di almeno sei importanti reperi radiologici, corrispondenti ad altrettante strutture anatomiche. Le proiezioni oblique (alare per la migliore visualizzazione della colonna posteriore, e otturatoria per quella anteriore), danno un quadro pressoche' completo della tipologia della fratture ad un occhio esperto. Lo studio TAC consente di individuare eventuali lesioni associate di altre strutture dell'anello pelvico, eventuali frammenti intrarticolari, e di valutare la congruenza articolare. Grazie alle ricostruzioni 2D e 3D viene facilitata la comprensione della frattura e la disposizione dei frammenti nello spazio4. Molto spesso la frattura della parete posteriore dell'acetabolo e' associata alla lussazione posteriore della testa del femore; quest'ultima riveste ovviamente carattere d'urgenza e la riduzione deve avvenire entro 6 massimo 12 ore dall'evento traumatico5. I rischi associati alla lussazione della testa del femore sono rappresentati da: necrosi avascolare della testa, danno condrale, deficit neurologici a carico dello SPE. Il trattamento delle fratture della parete posteriore e della colonna posteriore e' essenzialmente chirurgico mediante osteosintesi a cielo aperto con placca e viti (ORIF). Solo un approccio di questo tipo consentira' di ottenere riduzione anatomica, unà à ¢ anca stabile, e ritardera' l'insorgenza di unà à ¢ artrosi precoce post-traumatica. L'indicazione al trattamento chirurgico sara' dettata dalle dimensioni del frammento o dei frammenti della parete posteriore e dalla stabilita' dell'anca dopo la riduzione. A tale proposito sono diversi in letteratura i metodi usati per la misurazione della dimensione del frammento posteriore6. La via d'accesso da noi utilizzata e' la classica via posteriore di Kocher-Langenbeck, con paziente posizionato in decubito prono sul lettino operatorio avendo cura di tenere flesse le ginocchia per evitare stiramenti del nervo sciatico. Il tempo chirurgico, compreso tra i 75 e i 120 minuti, prevede un'osteosintesi con viti da 3,5 mm e placca con diversi raggi di curvatura per adattarsi al meglio alla tridimensionalita' del cotile, associate a seconda del tipo di frattura, ad una sintesi interframmentaria con viti libere. Là à ¢ utilizzo del letto in fibra di carbonio facilita la visione ampliscopica intraoperatoria. L'obiettivo e' comunque quello di eseguire un' osteosintesi allo scopo di ripristinare l'anatomia dell'acetabolo, in modo tale da ridurre l'incidenza di atrosi e in ogni caso di consentire in futuro l'impianto di una artroprotesi d'anca.
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TESI Dottorato XXXIII ciclo Dt Salvo Le fratture della parete e della colonna posteriore dell’acetabolo.doc13,88 MBMicrosoft WordView/Open


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